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Into the show

La storia di Donata Zanotti si snoda tra Londra, Amsterdam e New York e segue un continuo rimando al mondo dell’arte scenica. Camerini, main stage e atelier di costumisti sono portali che invitano l’autrice a immergersi nella pratica del burlesque. Da qui l’idea di fotografare cercando di ridefinire l’approccio voyeuristico al teatro della sensualità garbata. Collezionare immagini unicamente per appagare lo sguardo è da sempre frutto di un’intrusione furtiva nel compiersi delle esistenze altrui; al contrario Donata mostra come saper leggere oltre lo stereotipo sia invece una modalità efficace per raggiungere un sincero contatto interpersonale.

 

Il progetto Into the show parte proprio da questo bisogno di autenticità relazionale. La fotografa emiliana prende le distanze da una pratica ritrattista viziata dalla compostezza formale; libera i soggetti dalla necessità di posare a ogni costo e, altresì, abbraccia le loro gestualità per celebrarne la carica performativa. Di conseguenza, lavora inserendosi nella cultura del luogo fino a condividerne i ritmi e le consuetudini. La sua è una prospettiva privilegiata, fatta di dialoghi prossemici e mai di interazioni frontali, che indaga il tessuto sociale come atto di condivisione quotidiana. 

Con occhio pittorico - chiaro rimando alla sua formazione classica - l’autrice struttura una ricerca che non si consuma mai troppo velocemente, ma che, fotogramma dopo fotogramma, si dilata nel tempo. Donata è il tramite di una profonda sperimentazione del momento irripetibile, costruita sul valore evocativo dell’attesa. Le immagini che propone si animano in quella dimensione indefinita dove tutto sta per accadere, dove piume e lustrini danzano a ritmo di musica e gli occhi luccicano per l’emozione.

 

Come se non bastasse, a creare un vero e proprio intermezzo narrativo arrivano gli still life, puzzle picassiani di scarpe che portano la rappresentazione del femminile sul piano dell’astrazione. Attraverso questo espediente, l’autrice semina degli appunti visivi in grado di aprire sempre nuovi interrogativi, le cui risposte non si rivelano mai in modo univoco, ma compaiono come delle epifanie nella mente dello spettatore.

 

Il valore di questo corpus lavorativo non è soltanto da attribuire alla cura per la composizione o alla dinamicità delle riprese, quanto all’abilità dell’autrice nel conferire un potente simbolismo alla condivisione umana insita nel fare immagine: come gesto di riconoscenza, Donata regala a ciascuna ballerina le fotografie che le ritraggono, così da suggellare una tacita promessa mnemonica: custodire insieme un frammento del loro incontro. 

In definitiva, l’obiettivo di Donata è trasmettere un’interpretazione positiva dell’imprevedibilità della vita e dei legami umani, ricordando come le fotografie non vivano solo di apparenza, ma si alimentino soprattutto dell’identità di chi fa da eco ai loro messaggi. 

 

“Questo progetto site specific realizzato per Villa Bellombra vuole essere un mio omaggio alla cura, all’attesa, alle trasformazioni dei corpi e alle diverse identità che gli esseri umani possono assumere nel tempo”

 

Con queste parole ricche di speranza Donata firma la sua dichiarazione di intenti: un’arte mai finalizzata al mero decorativismo, ma intesa come pratica dialogica capace di farsi dono di conoscenza. 

 

 

Alessio Fusi